Sarà anche questo una conseguenza di una sinistra sempre più sinistrata, ultimamente poco capace di farsi portavoce delle correnti più innovative della società civile, sarà invece, molto più probabilmente, l’inevitabile risposta ad una società sempre più mercificata e globalizzata anche dal punto di vista alimentare, fatto sta che abbondano e si susseguono sempre più nell’ultimo periodo, le iniziative di impegno sociale che riguardano piante ed orti, che vengono sempre più visti, come elementi attraverso i quali contribuire al miglioramento della nostra società.
Se infatti come raccontato da libri come Fast food nation di Eric Schlosser e Se niente importa di Jonathan Foer, intercorre uno stretto legame tra il nostro stile di vita e quello che mangiamo, ecco che la battaglia per un mondo migliore non può che iniziare proprio da lì, dal proprio orto, inteso in senso lato come qualsiasi spazio coltivabile a propria disposizione.
Le iniziative in questa direzione sono molto varie, diversificandosi per dimensioni, strategie ed obbiettivi, ma tutte legate da un unico denominatore comune, riportare l’attenzione sul valore della terra e dei sui suoi prodotti.
A Milano, gli orti urbani sono ormai da qualche anno una realtà; nati ad opera dell’associazione Italia nostra, ma progetti simili sono ormai in espansione in tutta Italia, gli orti urbani offrono ai propri associati uno spazio dove coltivare biologicamente frutta ed ortaggi, finalmente lontani dallo smog e dalla frenesia della città.
Solo a Milano, sono ormai ben 130 le aree gestite dall’associazione, che tramite un canone annuale di affitto di circa 360 euro iva compresa, offre un’area di 75 mq coltivabili, con possibilità di installare un proprio barbecue, e poter fruire di ulteriori spazi verdi per il gioco dei bambini. Per parcheggiare la propria macchina, sono invece previsti dei parcheggi interni.
Opera invece su tutto il territorio nazionale, civiltà contadina, associazione che mira a preservare, le numerose e antiche varietà di frutti ed ortaggi diffusi nella nostra penisola, ma che sparendo dalle nostre tavole, sono sempre più a rischio di estinzione. Sono molte infatti le varietà biologiche di frutta e verdura, che non vengono più coltivate perchè meno redditizie sul mercato della frutta.
L’associazione culturale Erbematte di Catania, ha lanciato invece il progetto “Gli orti insorti”. L’iniziativa si propone di creare un orto domestico urbano all’interno della propria sede, e spiegare sul sito dell’associazione, tutte le operazioni che passo dopo passo si rendono necessarie per realizzarlo, così da invogliare gli altri a fare altrettanto in casa propria, gioire dei piaceri della coltivazione e riapproprirsi al contempo di un proprio spazio.
Dalla difesa si passa invece al contrattacco con il guerrilla gardening, fenomeno che sta spopolando da tempo in tutto il mondo e che da qualche anno ha preso piede anche in Italia
Questa pratica, le cui origini si perdono nel tempo, consiste nel seminare piante e fiori in qualsiasi tipo di spazio pubblico coltivabile, dai fondi abbandonati alle fenditure del terreno, il tutto naturalmente in totale indipendenza dalle pubbliche amministrazioni e nonostante le pubbliche amministrazioni.
Emblema del guerrilla gardening sono le bombe seme, ovvero involucri di argilla con al loro interno terra e semi, da lanciare senza scrupoli verso il nemico, ovvero spazi inutilmente vuoti ed abbandonati da far rinascere con una bella germogliata; fondamentale in questo caso, tornare qualche tempo dopo sul terreno dello scontro, a dare l’eventuale colpo di grazia, a colpi di innaffiatoio e paletta.
Per l’ulivo della sinistra e per la politica in generale, sembra esserci invece poco da fare, in molti si sono fatti avanti sicuri di avere la ricetta giusta per far fiorire il nostro paese, ma i rami che escono fuori sono sempre in parte avvizziti da qualche scandalo, o dai tanti problemi che ci attanagliano; sarà che l’Italia sia un terreno poco fertile, sarà qualche clamoroso errore nell’innesto. Fatto sta che per il momento, sarà meglio rivolgersi alle piante del proprio balcone, daranno di sicuro più soddisfazione.



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Data: 31 maggio 2011



