La mobilitazione del mondo occidentale a favore di Asthiani Sakineh non servirà, purtroppo, a salvarle la vita. Non sarà lapidata, come inizialmente annunciato dalle autorità iraniane, in quanto colpevole di adulterio. Sarà impiccata.
A dichiararlo è il procuratore generale dell’Iran, Gholam Hussein Mohsen Ejei, sul quotidiano della capitale, il Teheran Times. Sarà, infatti, condannata per il reato di concorso in omicidio (del marito) e, secondo la legge iraniana, la condanna a morte “prevale” sulla punizione per adulterio. E il procuratore generale tenta, forse invano, di deviare le critiche mosse dalla società occidentale per il caso Sakineh :”«La questione non dovrebbe essere politicizzata e gli organi giudiziari iraniani non saranno influenzati dalla campagna di propaganda lanciata dai paesi occidentali».
Un monito chiaro, che ha una sua logica, nonostante sia alquanto bizzarra, nelle prime pagine dei quotidiani filogovernativi degli ultimi giorni. “Ci sono due pesi e due misure”, accusa Teheran, facendo riferimento al caso di Teresa Lewis, la disabile mentale giustiziata giovedì dal boia dello Stato del Virginia. L’ agenzia stampa Fars dà una spiegazione chiara della vicenda: «I media statunitensi hanno attaccato l’Iran sul caso di Sakineh, il caso Lewis ha molte similitudini con quello di Mohammadi Ashtiani, con la differenza che la colpevolezza di Sakineh è stata dimostrata, mentre ci sono un sacco di ambiguità nella vicenda di Teresa.
Sakineh morirà, quindi, sul patibolo. Per Asthiani Sakineh si era mobilitata l’opinione pubblica occidentale e i media. La notizia della sua lapidazione aveva generato una mobilitazione “senza precedenti”, partita dalla Francia, dove è stata lanciata la prima sottoscrizione di firme a cura del filosofo Daniel Schiffer. Il movimento di protesta contro la lapidazione di Sakineh si è esteso in tutto il mondo Occidentale (e non), coinvolgendo Istituzioni, personalità politiche, religiose, dello spettacolo, della musica e tantissimi cittadini comuni, di razze e religioni differenti.
Altre donne, in Iran, rischiano la lapidazione, nel silenzio generale. Alcuni giorni fa, nella “democratica e civile” (?) America, è stata giustiziata Teresa Lewis. Altre barbare esecuzioni avvengono, quotidianamente, in Cina coma in altre parti del mondo. Se i diritti umani fossero davvero “universali” (come definiti dalla stessa Dichiarazione) non sarebbe possibile fare differenze fra cause di serie A e di serie B.
Emanuele Ameruso





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Data: 28 settembre 2010




Menzogne, anacronismo, faziosità ed ipocrisia sono i punti cardine utilizzati dai media per il caso “Sakineh”.
Ai “corretti informatori” non gliene frega un piffero della sorte di Sakineh, a loro interessa soprattutto riversare livore e veleno sull’immagine dell’Iran. Essi sanno che la povera donna (in senso Cristiano) è una spietata uxoricida, e che l’accusa di adulterio è quasi irrilevante di fronte al delitto estremo perpetrato in concorso con l’amante.
Sanno pure che non vi sarà la paventata “spettacolare” lapidazione. Perchè sanno che in Iran è dal 2002 che non vengono eseguite tali barbare esecuzioni. Come sanno che Sakineh non ha mai ricevuto le famose 99 frustate. E sanno pure che il Governo Iraniano non ha nulla a che fare con la condanna di Sakineh, che è stata emessa da un tribunale locale in una estrema regione rurale, se non per il lodevole fatto di avere richiesto la sospensione della condanna per la revisione del processo, molto tempo prima che intervenissero le “proteste” dei finti movimenti pro-Sakine e degli ipocriti rappresentanti dei governi-fantoccio (ad iniziare da quello italiano).
E soprattutto sanno, i “corretti informatori”, che nel mondo in questo momento vi sono migliaia di condanne a morte, anche per motivi più banali, ignorate volutamente dai media e per le quali nessuno stà muovendo un dito!
Mentre il popolo occidentale non sà nulla in merito, se non quello che gli viene propinato dai media…e giù commozione e indignazione…a profusione!