Protesi al seno Pip fatta con additivi della benzina

Lo scandalo che ha coinvolto la multinazionale Pip di Seyne-sur-Mer, azienda fallita, continua a rivelare nuovi dettagli che aggravano la posizione del suo fondatore Jean Claude Mas sul quale pende un mandato di cattura dell’Interpool.
Secondo gli ultimi dettagli le protesi sotto accusa conterrebbero additivi mai testati per uso clinico come baysilone, silopren e rhodorsil, resine applicate al settore della gomma, dei computer e dei carburanti.
Il rischio di potenziali danni cancerogeni era già noto alle autorità competenti ma, la conferma della presenza di additivi potenzialmenti dannosi per l’organismo umano, conferma le paure (fin’ora sempre censurate da parte di tantissimi organismi tra cui il Ministero della salute italiano per voce di Renato Balduzzi).

Secondo le prime stime gli impianti al seno sarebbero oltre 300 mila (nel peggiore dei casi oltre 400 mila), coinvolgendo 65 paesi differenti: è notizia di questi giorni che anche Londra ha avviato un’indagine per valuare quante donne inglesi abbiano installato un impianto al silicone al seno Pip.

A quanto pare i “segreti” sono ancora molti e solo il tempo, oltre alle indagini in corso, potranno svelare cosa si nasconde e i reali rischi per la salute.

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