Strade intelligenti, nuovo orizzonte dei trasporti.

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L’utilizzo sempre più ardito della tecnologia e la sua scientifica applicazione al mondo dei trasporti su ruota porterà – si spera il prima possibile – alla creazione di “strade intelligenti”, realtà già attive in Giappone e Usa ma anche, seppure in via sperimentale, in Francia e Germania.

Vediamo in cosa consistono.

Intanto si parte dal basso, con la stesura di un asfalto drenante, di qualità e anti-aquaplaning: all’interno del manto stradale dovrebbero essere installati dei sensori in grado di rilevare la natura dell’automezzo in transito (sia esso un’autovettura o un autoarticolato) così da fornire, sui display luminosi, informazioni ad hoc su limiti di velocità, condizioni meteo, divieti e percorsi suggeriti. Queste stesse informazioni peraltro, anziché essere lette dai conducenti, possono anche essere trasmesse dal cruscotto o dal navigatore satellitare.

Il secondo step riguarda l’analisi del traffico, in funzione del quale, a seconda dell’intensità dello stesso, delle strade, delle condizioni atmosferiche, vengono modificati e adattati i limiti di velocità, i transiti e, nei centri urbani, anche le attese al “rosso”. Gli stessi display dei quali si faceva menzione in precedenza potranno quindi fornire informazioni arricchite da dati trasmessi in tempo reale dal satellite relativi a incidenti, traffico o cantieri in azione. Tutto questo grazie a uno strumento già operativo su molte auto, o perché preinstallato o perché introdotto grazie a palmari e navigatori, vale a dire il GPS (Global Positioning System).

In Giappone si è arrivati al paradosso, cioè alle auto “parlanti”: sembra una barzelletta, invece le auto sono dotate di dispositivi che le fanno comunicare tra loro, per esempio in prossimità di un incrocio: se una delle vetture si accorge che il proprio conducente non dà cenno di rallentare, si ferma autonomamente.

In definitiva, possiamo dire che viaggiare su strada, attraverso l’introduzione di queste nuove tecnologie e attraverso l’interazione con il GPS diventerà molto più sicuro, confortevole, vantaggioso. Ma l’Italia è pronta in questo senso?

No.

Non è pronta perché gran parte delle nostre strade non è all’altezza – meglio – fa schifo. Segnaletica vetusta, scombiccherata o nascosta da frasche e cespugli, cantieri decennali, fondo stradale sgangherato, in certi casi assenza di corsie d’emergenza, pannelli a led che sciorinano le solite superflue informazioni, autostrade spacciate per tali (vedi Salerno – Reggio Calabria).

No. Occorre investire facendo leva sui proventi delle multe per le infrazioni commesse dagli automobilisti più “audaci”, fermo restando il concetto e il criterio di prevenzione e trasparenza, laddove non ci deve essere l’inganno della pattuglia nascosta dietro l’albero. Essa deve essere ben visibile: se è vero che il senso della multa sia evitare un atteggiamento che possa recare danno a sé e agli altri, tanto vale prevenirlo.

Attraverso il miglioramento delle strutture di base, sulle quali poi implementare gli accorgimenti tecnologici suddetti e attraverso applicazione pedissequa di sanzioni, avremo strade più intelligenti e più sicure.

E un tasso di incidenti e mortalità più basso, si spera.

Fonte: la Repubblica, Quattroruote

claudiosantovito@gmail.com

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