Mafia: Maroni a Reggio Calabria

Scritto da: Emanuele Ameruso - Categoria: Attualità Italia

Maroni fa ritorno in Calabria, otto mesi dopo l’ultima volta, quando era intervenuto ad un incontro con il Ministro Alfano sul drammatico episodio della bomba alla Procura di Reggio Calabria. E l’occasione, purtroppo, non è delle migliori.

Solo pochi giorni fa una bomba ha danneggiato l’abitazione del Procuratore capo del Tribunale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro. Il primo appuntamento del Ministro dell’Interno è, infatti, proprio con Di Landro per esprimere la ferma condanna e solidarietà per un gesto grave che rappresenta, oltre che di attacco alla persona e alla Magistratura, una vera e propria sfida allo Stato.

E’ ancora in corso il vertice presso la Prefettura di Reggio Calabria. All’incontro stanno partecipando i vertici delle forze dell’Ordine, i Magistrati reggini, il sottosegretario Alfredo Mantovani e il Capo della Polizia Antonio Manganelli per fare il punto delle indagini sugli ultimi episodi di violenza registrati nel territorio calabrese. All’incontro è prevista la partecipazione del Governatore della Regione Calabria, oggetto di una serie di intimidazioni nelle scorse settimane. L’attenzione delle Istituzioni si è concentrata, nell’ultimo anno, sulle vicende calabresi, confermando, finalmente, che il problema ndrangheta è una questione nazionale dai risvolti, economici e politici, ancora poco chiari. Dai numerosi arresti allo smantellamento (quasi giornaliero) di cosche, dai sequestri di beni ai tragici episodi di Bagnara Calabro, dalle intimidazioni quotidiane agli amministratori a quelle, in continua ascesa, ai magistrati, fino ad arrivare alle lettere di minaccia allo stesso Governatore della Regione Calabria Scopelliti: un anno che ha portato alla ribalta nazionale l’eterno problema di una Calabria che non riesce a rialzarsi e che ha lottato e continua a farlo, senza sosta, con pochi mezzi e nel disinteresse assoluto (fino a pochi mesi fa), contro il malaffare di una delle organizzazioni criminali più spietate, ramificate e ricche dell’intero pianeta.

L’encomiabile attività dei magistrati reggini, in particolar modo quella preventiva con la confisca dei beni alle cosche calabresi, ha inferto un duro colpo, seppur non “mortale”, alla ndrangheta: le risorse economiche della ndrangheta, tuttavia, sono ingenti grazie al pieno controllo del mercato degli stupefacenti, a livello mondiale, del racket delle estorsioni in tutto il territorio nazionale (anche nel Nord Italia), degli appalti, dei numerosi investimenti (in tutti i continenti) soprattutto nel settore edile e del commercio.

L’azione dei magistrati reggini, però, non risulta decisiva: molto il Governo e le Istituzioni devono fare per tenere alta l’attenzione sul fenomeno, per garantire la certezza della pena e per l’implementazione di istituti penitenziari di massima sicurezza.

E intanto Maroni ricorda il piano straordinario contro la mafia che fu presentato lo scorso gennaio proprio a Reggio Calabria, durante il Consiglio dei Ministri straordinario tenutosi nella città dello Stretto. Il provvedimento passò in Parlamento, seppur con qualche importante modifica, con il voto unanime dei partiti di tutto l’arco politico-istituzionale. <<Entrerà in vigore la prossima settimana>> annuncia il Ministro Maroni: <<Avevo preso questo impegno proprio qua l’anno scorso a nome del governo, di introdurre nell’ordinamento giuridico nuove norme, di fornire alla magistratura norme piu’ efficaci e di adeguamento per combattere la criminalita’ organizzata>>. Fra le misure previste dal piano straordinario antimafia, ricordiamo la creazione, a Reggio Calabria, dell’Agenzia Nazionale dei beni sequestrati e confiscati.

Nella mattinata il Ministro Maroni è intervenuto, a Palermo, alla commemorazione del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia ventotto anni fa. <<Carlo Alberto Dalla Chiesa capì che l’emergenza della lotta alla mafia si sconfigge con l’ordinarietà>> ha dichiarato Maroni, <<il Governo cerca di perseguire quella ordinarietà>>. <<Abbiamo voluto così sottolineare la vicinanza del Governo a chi contrasta la criminalità qui in Sicilia, o in Calabria o in Campania. Cosa che mancò ad uomini come il generale Dalla Chiesa. Oggi vogliamo colmare quella lacuna>>. E lancia la sfida alla mafia: l’obiettivo dichiarato è la cattura del boss Matteo Messina Denaro, considerato, dagli inquirenti, il successore di Bernardo Provenzano e Salvatore Riina. Gli appuntamenti di oggi del Ministro Maroni termineranno nel tardo pomeriggio ma, c’è da scommettere, a questi seguiranno, nelle prossime settimane, ulteriori coordinate iniziative.

La tensione, in Calabria, continua a rimanere alta. La sfida lanciata alle cosche dalla magistratura , specialmente nell’ultimo anno, provocherà la reazione dura delle organizzazioni criminali. Non basteranno, tuttavia, “passerelle” come quella odierna, per permettere di al popolo calabrese di riacquistare la fiducia nello Stato. Vinta la battaglia ora, senza tentennamenti, c’è da vincere la guerra.

Emanuele Ameruso

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